Cava di “Su Stiddiu”, Cagliari

su stiddiu

In viale San Vincenzo una modesta porta metallica nasconde agli occhi dell’ignaro passante una delle numerose piccole meraviglie della Cagliari Sotterranea: la cavità di Su Stiddiu. Di questa Pasquale Cugia nel suo Nuovo Itinerario dell’isola di Sardegna (Ravenna, tipografia Nazionale di E. Lavagna e Figlio, 1892) scrisse:

(…) Continuando la strada, al di sotto della passeggiata di Buon Cammino, trovasi questa grotta, dello stillicidio, nella quale trovasi dell’acqua proveniente da filtrazione. È un antico serbatoio; e tuttora ricorre alla memoria il fatto che lorquando la città difettava di acqua (prima del 1867) questo sito era messo a dura contribuzione, perochè là vi si trovava fresca e filtrata. Si esagerava però nella sua importanza; e si giunse a tanto che un avvocato progettista si illudeva fosse sufficiente per tutta la città. Al presente serve un deposito per la fabbrica di birra Ferrero-Barisonzo, che dalla sovrastante collina vi immette il liquido con apposito meccanismo. Questa grotta trovasi presso la piazza d’armi; la quale fu costruita nella località verso il 1870. Nell’occasione si demolirono due roccie isolate, due colossali menhirs naturali, denominati Is Mirrionis; e nel fare alcuni scavi fu rinvenuto il sauro fossile del quale si è parlato (…)

Quanto scritto dal Cugia riassume per grandi linee quanto ancora oggi noto in relazione quest’ambiente.

Sappiamo che probabilmente l’impianto originale è quello di un’antica cava di calcare del periodo punico, riadattata nei secoli successivi per risolvere i problemi specifici del particolare periodo storico.

Fino alla costruzione dell’acquedotto cittadino (1867) ha difatti garantito l’approvvigionamento idrico della città. Successivamente, nel 1938, un censimento effettuato dal Genio Civile sulle varie cavità cittadine da adibire a rifugi antiaerei incluse nell’elenco anche su Stiddiu, che risultò operativa nel gennaio 1942. Oltre che come rifugio, essa venne utilizzata anche come deposito militare del Genio per il munizionamento leggero.

Un’antica cava diventa una cisterna e poi, in tempi recenti, un rifugio di guerra – insomma, in realtà, nulla di particolarmente nuovo rispetto a quanto accaduto per molti altri “vuoti” della città di Cagliari ad eccezione forse della singolare parentesi “Ferrero-Barisonzo”.

In merito quest’ultima è curioso proseguire nella lettura del Cugia allorché descrive l’area antistante la chiesa di San Lorenzo:

(…) Sul davanti di questa chiesuola, che potrebbe facilmente essere convertito in bel piazzale con sedili, godesi la veduta della due estremità del golfo, nonché di buona parte dell’isola. Attigua, havvi la rinomata fabbrica di birra e gazosa, Ferrero-Barisonzo.

Quindi la rinomata fabbrica di Birra e gazosa Ferrero-Barisonzo si trovava sulle pendici della collina e poteva usufruire, nei vuoti sottostanti, di un ampio e fresco deposito nel quale le casse di birra e gazosa  venivano introdotte attraverso un apposito meccanismo. Il quadro paesaggistico di quegli anni si completa immaginando la probabile contemporanea presenza del cantiere del carcere di Buoncammino, edificato ad opera degli ingg. Bulgarini e Ceccarelli tra il 1887 e il 1897 (a sostituzione del carcere succursale costruito nel 1855 dall’ingegner Imeroni).

Il cerchio si chiude grazie al prezioso contributo del Canonico Giovanni Spano e della sua Guida della città Cagliari e Dintorni: in quest’ultima è descritta l’area con quasi un trentennio di anticipo rispetto ai tempi descritti dal Cugia (era difatti il 1861).

Scrive il Canonico:

(…) Rivoltando indi a sinistra si trovano le Carceri succursali fabbricate nel 1859 sotto la direzione dell’ingegnere G. Imeroni. Sono piccole, ma costruite secondo le regole dell’arte. I carcerati vi sono rinchiusi in tanti saloni che prendono la luce da una lanterna in mezzo le volte. Sono separati da un piccolo corridojo che mette ad un atrio in cui i carcerati possono (…) essere sorvegliati, ed impedire qualunque ammutinamento. In vicinanza al termine della passeggiata si può vedere uno dei due grossi monoliti detti Mirrionis che prima vi stavano, residui delle antiche cave di pietra. Nel pendio a destra si trova una grotta detta de Su Stiddiu (stillicidio) ch’era un antico serbatojo, dove si ha la più fresca acqua filtrata di Cagliari.

 L’accesso, una volta garantito da una grande apertura presente su Piazza d’Armi, è oggi ridotto ad una piccola porta in metallo, varcata la quale ci si trova a percorrere uno stretto cunicolo in cemento armato.

Subito si ha l’impressione che l’umidità e il calore dal buio della cavità vengono risucchiati all’esterno: Su Stiddiu, a modo suo, ci dà il benvenuto. Percorse due scale a pioli è possibile raggiungere una grande sala sotterranea in gran parte occupata da un cumulo detritico costituito dal materiale riversato all’interno della cavità durante la sistemazione della piazza d’Armi e della via Marengo (per intenderci è la stessa attività che portò alla comparsa della “porta metallica”).

Nel corso degli ultimi anni, grazie ad alcuni interventi di manutenzione della rete idrica cittadina, la cavità si è progressivamente svuotata dall’acqua, il cui livello è passato dai quasi quattro metri del 2010 al metro, metro e mezzo dei giorni nostri.

Cavità “Su Stiddiu” from Pecore-nere on Vimeo.

Alcune leggende caratterizzano la zona; una di queste interessa il vicino (e probabilmente comunicante) pozzo della “Fontana Aragonese”. Secondo questa leggenda una dama spettrale dalla carnagione livida, le labbra violacee, caratterizzata da un fetore nauseabondo (se ci pensate non potrebbe essere altrimenti) userebbe trascinare con sé nell’oscurità delle acque coloro che inopportunamente si affacciassero al pozzo.

Abbiamo passato a più riprese molte piacevoli ore nella cavità, e poiché non abbiamo percepito la presenza della misteriosa e spettrale dama deduciamo che le siamo risultati particolarmente simpatici, o comunque non meritevoli d’essere ghermiti. Forse lei, abituata alle tenebre, avrà apprezzato il morso di luce offerto dai nostri flash fotografici.

Curiosità:

L’Unione Sarda, durante il periodo bellico, fornì importanti informazioni sui rifugi antiaerei, la loro ubicazione e le norme di comportamento da osservare al loro interno. Le notazioni spaziavano dall’abbigliamento da indossare per preservarsi dall’umidità e dal freddo alla raccomandazione di utilizzare lastre di sughero o linoleum per isolarsi dal pavimento, passando per la segnalazione dei possibili inconvenienti durante la permanenza nei rifugi: illuminazione carente, mancanza di servizi igienici, sporcizia e presenza di insetti.

Ogni rifugio aveva un custode addetto all’apertura del cancello in caso di allarme antiaereo, e con una nota del 12 dicembre del 1942 il prefetto ordinò che un carabiniere vigilasse su ogni ricovero, aiutato nelle ore notturne da due soldati.

Andrea & Alessio – Le Pecore Nere – Dicembre 2015.

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