Oltre la sbarra

Abbiamo percorso ormai tante volte quella strada sterrata. Dopo aver lasciato alla nostra destra la chiesa campestre di Santa Lucia, dopo molte buche, non si contano più, dopo alcune curve e un lungo sfilare di piante d’oleandro si arriva alla fantomatica “sbarra”. Oltre questa il complesso minerario che per noi è diventato oramai una ossessione.

Siamo in provincia di Cagliari, per la precisione in un territorio al confine tra il comune di Capoterra e Assemini. Siamo davanti la sbarra che ci separa dal complesso minerario dismesso.

Incontriamo alcuni edifici abbandonati. Uno probabilmente adibito a guardiania e l’altro la cabina elettrica. Sono le prime strutture che incontriamo e subito dopo dobbiamo decidere se prendere la strada che sale, ripida, sulla sinistra o seguire il torrente verso destra rimanendo in piano.

Decidiamo di essere conservativi. Optiamo per la seconda opzione e dopo qualche centinaio di metri troviamo sul lato sinistro l’albergo che ospitava i dipendenti nel periodo di attività. Con i suoi tre piani l’albergo fronteggia a qualche centinaio gli edifici di lavorazione tra i quali il reparto di frantumazione con i mulini a sfere Breda.

Non bastasse il normale accanirsi del tempo l’edificio inizia a soffrire dei segni lasciati dalla stupidità umana. I lunghi corridoi sui quali si affacciano le camere ed i bagni con i caratteristici lavabi circolari sono inesorabilmente segnati dal tempo e dagli stolti.
I vandali sono sempre molto attenti e raramente disdegnano di lasciare traccia del proprio passaggio. Devastano, frantumano e deturpano manufatti e oggetti oltre che la storia di questi luoghi.

Ma questi edifici sono relativamente giovani rispetto il primo impianto minerario. Nell’anno della sua entrata in servizio, contestualmente ad essa, era il 1862, il principe Umberto di Savoia inaugurava la prima ferrovia, a scartamento ridotto, della Sardegna.

Una strada ferrata di circa 15 km collegava il polo minerario ad un pontile a mare di circa 200 mt. Da qui grazie ai bastimenti che attendevano al largo quanto estratto dalle viscere della montagna era reso disponibile all’industria metallurgica per le successive lavorazioni. Ad essere estratto era un minerale ricco di ferro. Storia comune a tutte le miniere sarde, la produzione ebbe un blocco dopo pochi anni a causa del calo del prezzo del ferro e dell’esaurirsi dei giacimenti. Risultava quindi sempre meno conveniente l’estrazione.

L’albergo è arrivato dopo. Non ha visto il principe Umberto tagliare il nastro rosso della vicina stazione ferroviaria in pompa magna. Per assistere alla sua, parlo dell’albergo, inaugurazione è necessario attendere due guerre mondiali e quindi gli anni ‘50 del secolo successivo. Allorché la subentrante società Ferromin, scoperti nuovi importanti giacimenti, procede ad un importante ammodernamento dei macchinari e costruisce l’imponente villaggio minerario, sostituendo le vecchie strutture.

Anche in questo caso non si va oltre 13 anni di attività e nel 1963 la miniera chiude. La miniera diventa altro.

Ci ritroviamo immersi in un luogo senza tempo, in un comprensorio di circa 30 kmq con all’interno circa 90 km di strade di collegamento, un luogo in cui la natura deturpata, oggi, impone ferocemente il suo dominio ribaltando il rapporto con l’uomo.

Le alluvioni del 2008 hanno contribuito in modo massiccio sulla radicale trasformazione della morfologia del terreno, devastando alcune strutture e spazzando via diverse strade camionabili che collegavano diverse zone della miniera. Se ci pensate in un contesto in cui l’antropizzazione ha fatto tanto è stata in ultimo la natura ad imporre la forma definitiva delle cose.

L’acqua si è fatta strada, spostando pietre e creando un nuovo letto per il torrente che, ora, placido, scorre tra gli oleandri. Percorrendo questa via uno dopo l’altro di possono osservare le strutture che costituivano il complesso industriale. Inutile forse elencarle tutte. Si sale di qualche centinaia di metri fino a raggiungere la sommità della collina e con essa l’edificio che ospitava la direzione. Qui è ancora oggi visibile una targa scritta in francese che ricorda la battuta di caccia del principe Umberto di Savoia nei giorni 21 e 22 novembre 1862.

Tutto molto bello, strutture degne di un libro sull’archeologia industriale che farebbero probabilmente la gioia di qualsiasi appassionato di Urbex ma a noi, si sà, piace l’oscurità. Siamo irrimediabilmente ed inesorabilmente attratti dai 15 km di gallerie che si inoltrano nelle viscere delle montagne per cui ci infiliamo in qualsiasi imboccatura di miniera visibile.

Gli scavi si sviluppano su diversi livelli, tutti comunicanti tra loro da fornelli e da spaventosi vuoti degni delle miniere naniche di cui si narra nei libri di Tolkien.

Ne abbiamo viste veramente tante di gallerie in questa miniera e riusciamo a capire di cosa parliamo dando dei nomi nostri alle diverse zone e ai diversi livelli, così abbiamo ad avere la sala delle colonne, un immenso scavo all’interno della montagna, davanti alla Direzione, in cui colonne gigantesche risparmiate nella roccia sostengono la volta.
Da cui accediamo tramite alcune gallerie interne a quella che chiamiamo “La stazione”. Si tratta di un altro ambiente veramente grande in cui sono presenti diversi carrelli di trasporto minerale con uno scambio ferroviario molto suggestivo.

La “galleria delle botti” si trova in un livello più basso e venne utilizzata come deposito di vini negli anni ’70 del secolo scorso, dopo l’acquisto di tutta l’area da parte di una azienda agricola. Alcune botti oramai distrutte sono presenti all’ingresso da cui si dipanano tre gallerie, una delle quali consentiva il passaggio di grossi mezzi. Nell’estremità si trovano ancora parecchie bottiglie di vino, con i tappi pericolosamente arrugginiti, ancora nelle loro casse.

In livelli superiori troviamo la “galleria del baldacchino” e quella del “cancello”, ricche di concrezioni create dal percolare dell’acqua attraverso le fratture della roccia.

I tutti i livelli troviamo gallerie che improvvisamente si interrompono su pozze infinite di buio. A fatica le nostre lampade riescono a illuminare parzialmente qualche piccole parti di esse.
Svolazzare di pipistrelli e incessante gocciolio d’acqua sono gli unici rumori che possiamo sentire.

Su questo sito ci sarebbe da scrivere veramente tanto e probabilmente lo faremo ancora. Per ora vi lasciamo alla galleria delle foto e ai video che abbiamo prodotto in tante uscite in questo fantastico sito minerario.

Buona visione.

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