L’antica dimora e i suoi frettolosi passi.

Tutte le antiche dimore, per definizione, sono inquietanti ancor di più se pure abbandonate.

E’ forse la distanza che si crea dalla vita vissuta a generare questa sensazione. Quanto è lontano da noi, magari non più noto o raggiungibile, crea disarmonia e mistero.

L’inquietudine spesso poi diventa leggenda, è noto.

Se poi la villa in questione risulta circondata da una necropoli e magari insiste in un’area nella quale l’uomo ha manipolato per secoli il territorio circostante beh allora il gioco è fatto. Basta qualche tempo, non tanto direi, e inevitabilmente verranno fuori storie di fantasmi, oscure presenze e interminabili misteriosi passaggi sotterranei nei quali perdersi è un attimo.  

Non esiste città nella quale non v’è una vecchia dimora nella quale v’è un tunnel nel quale una fanciulla s’è persa o peggio ancora ha fatto terribili e misteriosissimi incontri. Un vecchio classico che poi si declina in modi leggermente differenti di volta in volta dando risposta a paure diverse.

Anche a Cagliari abbiamo una fanciulla che in quei bui meandri s’è forse persa per, pare, incontrare l’amore della sua vita. Dopotutto innamorasi è anche smarrirsi. Sarà questo il messaggio? Non so, meglio fingere indifferenza e andare oltre. Meglio.

Dicevamo: cupe e tristi leggende.

Noi non siamo insensibili all’irresistibile fascino di queste, sia chiaro. Devo però dire che questa volta ad accendere il sacro fuoco del nostro interesse è stata la consapevolezza che l’uomo da quelle parti ha scavato molto e questo, almeno per noi, è decisamente intrigante. 

A pensarci bene le ragioni per cui si scava si contano sulle dita di una mano e devo ammettere che sono tutte molto affascinanti. Sicuramente lo sono per me ora, ipotizzo che forse non è stato altrettanto per loro allora.

Tra tutte forse quella più arcaica e romantica è la necessità di ricondurre i propri cari alla madre terra in un rispettoso eterno riposo. Poi in maniera più profana per rubare o consegnare tesori più o meno preziosi alla terra e poi per difendersi dalla paura e dalle bombe. Intendo quelle del ‘43.

Lasciamo in pace i morti, almeno per oggi e facciamo pure che tralasciamo l’aspetto profano della questione.

Fatta questa sintesi rimane, “solo”, la paura per la propria vita e quindi i tunnel nei quali gli abitanti della collina usavano rifugiarsi. Lo facevano frettolosamente nel momento in cui la terra tremava sotto le bombe. Quelle alleate.

Siamo saliti su quella collina per ripercorre i loro frettolosi passi.

Buona visione e a presto. 

Mr. Black.

 

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