La distilleria abbandonata.

 

Sia da subito chiari non siamo alcolizzati. Per ora almeno. Un domani vedremo.

Va anche detto che l’alcool, moderato, moderatissimo, e il buon bere ci piacciono. Ci gratificano e certamente aiutano il nostro potere socializzante. 

Gioco facile. Potrei scommettere sull’epilogo di certe serate – intendo quelle in cui noi, Pecore Nere, ci si ritrova per una birra (si, ho scritto “una birra”) e due parole. Magari davanti ad una pizza o meglio ancora davanti una montagna di carne appena passata sulla graticola del mio BBQ (siamo noti tra i vegani, sappiatelo).

Come vi dicevo potrei scommetterci dei soldi sopra. E’ certo che a fine serata almeno uno di noi verrà rimproverato dalla moglie (non necessariamente la sua), che con brama e desiderio mille sguardi verranno rivolti verso il mio sobrissimo mobile bar e che tutti noi, da copione, conseguiremo una laurea honoris causa in sociologia, applicata, sia chiaro. E’ storia.

Sono serate queste in cui l’Irlanda è nominata spesso e molti bravi irlandesi vedono la propria fine. Noncuranti. Specie quando si tratta dei suoi prelibati whiskey.

Non capisco il senso delle birre analcoliche o di intrugli simili. Ma tant’è il mondo è bello perché è vario. E per dirla alla Elio, quello delle storie tese, “Dio li fa poi li accoppa”.
Sono serate serene e divertenti di cui spesso sento la mancanza o il profondo bisogno. Sono serate passate tra amici di una vita intera o di pochi anni verso i quali nutro grande stima e rispetto. Comunque.

Qualche estate fa abbiamo scoperto che in zona, mi riferisco a Cagliari, era accessibile una distilleria oramai abbandonata da qualche anno. Grande entusiasmo, sulla fiducia, da subito. Siamo personcine semplici e, direi, all’antica.

Le due paroline magiche “distilleria” e “abbandonata” ci facevano immaginare un paese dei balocchi per noi vecchi beoni dell’urbex.

Non so gli altri però io, personalmente, mi attendevo di ritrovarmi al cospetto di un’altissima caldaia dalla quale si diramano come le zampe di un ragno di metallo mille serpentine. Una sull’altra, sovrapposte, in una rete fittissima in cui è difficile capire qual è l’inizio di quale fine.

Un po come si trattasse di tante vite, sovrapposte e intricate. E poi cisterne, molte, e tante tante bottiglie. Invece no. Nulla di tutto questo. Purtroppo direi. Sarebbe stato molto fico e forse anche molto romantico.

In questi anni ci siamo andati a più riprese. Ci è servito. Abbiamo qui lungamente esercitato l’arte dell’urbex e preso le misure del nostro mondo. Dico questo dato che abbiamo qui appreso che i luoghi dell’abbandono sono generalmente frequentati da tre categorie di persone che vado a  snocciolarvi.

I coglioni: non ho nessuna stima per loro. E’ chiaro. Nessuno potrebbe averla. Non si stimano e rispettano neppure tra simili. Figuriamoci cosa può pensare chi, come noi, non ha nulla a che vedere con loro. Quindi nisba. Sotto questa voce si devono annoverare tutti coloro che spaccano, distruggono gratuitamente e lasciano una lunga, lunghissima scia di immondezza varia dietro di se. L’abbandono e il tempo sanno fare egregiamente il loro lavoro. Non vi è bisogno di voi, coglioni, per dare un tono a questi posti.

I graffittari: in genere ho grande stima per loro. Mi piace pensarli come degli artisti timidi, perché si. Fanno arte e la fanno in condizioni difficili per un pubblico limitato. Timidi, quindi.

I curiosi: noi, poveri urbexer fotocamera dotati. Non aggiungo altro.

Se incontrate qualcuno durante le vostre gitarelle sforzatevi di capire a quali di queste tre categorie piazzarli. Non sforzatevi oltre. Non esistono molte alternative.

Non deve quindi stupire nessuno se tra i sacri dettami dell’urbex vi sia, per quanto possibile, quando possibile, l’anonimato dei luoghi visitati. Si vuole evitare che fiumi di intellettuali, esponenti della prima delle tre categorie sopra elencate, sciamino come api al miele verso l’abbandono.

Quindi non chiedete mai cose tipo: dove? come arrivarci? o cose simili. Sbagliereste.

Tornando a noi. Lo stabilimento fu chiuso nel 2002 per poi essere venduto ad una società specializzata nella commercializzazione dei metalli ferrosi. Da questa quindi in gran parte smembrato. Va anche detto che in un secondo momento tutta l’area fu posta sotto sequestro dall’ispettorato forestale di Cagliari in quanto nell’area di pertinenza dell’impianto furono trovati dei rifiuti nocivi (ergo statene alla larga).

Poi bla e poi bla bla e ancora bla bla bla. Tante parole, troppe. Beccatevi le foto e un brindisi a voi tutti.

Mr. Black.

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