Il vecchio sulla collina

Per noi, cittadini della SS 131, il castello di Monreale è un vecchio amico.

Non so se vi capita ma talvolta mi pare di poter considerare amica e conoscere una persona solo perché la si incrocia di frequente. Giusto o sbagliato che sia per il castello di Monreale vale questa regola.

Fatta quella certa curva e non prima che la terra inizi ad assumere quel caratteristico colore rossiccio, per uno strano meccanismo lo sguardo sale, veloce, percorrendo il profilo della collina a cercare la sua sagoma inconfondibile.  

Servono conferme. Lo si fa per questo. Occorre verificare che lui sia ancora lì, solido, e noi a quel dato chilometro della SS 131. 

La fantasia e l’immaginazione non ci mancano. Affatto.

Delle volte mi pare di vedere in corsia di sorpasso Guglielmo (il terzo) che mi fà gli abbaglianti e il suo seguito tutto, lacero e decimato dalla battaglia, spronare alla morte i cavalli schiumanti in una folle corsa verso la protezione offerta delle mura del castello. Con loro, dietro,  gli inseguitori Aragonesi di Martino (il giovane, figlio di Martino, l’umano).  La battaglia è quella di Sanluri, l’anno è il 1409 e Guglielmo riuscì a raggiungere la salvezza.

Martino incontrò poi la bella di Sanluri e con essa la fredda terra.

Ma si fantastica pure su molto altro. Ad esempio su quanto di interessante ci possa essere li sopra da vedere e in un attimo, sistematicamente, si passa dalla fantasticheria alla promessa. Il passo è brevissimo.

Siamo gente di parola. Va detto.

Siamo ancora tra coloro che pensano che ogni promessa sia in realtà un debito.

Finalmente, è vero.

Finalmente qualche settimana fa gli abbiamo fatto la dovuta visita tante volte promessa.

Abbiamo lungamente fatto i preziosi mettendolo in coda ad altre destinazioni e mi diverte pensare che per questo motivo il “vecchietto di Monreale” ci ha punito. Duramente.

E’ un po’ come dire che ha voluto mettere alla prova la nostra determinazione nel volerlo finalmente incontrare.

Il vecchietto si è preso gioco di noi facendo muovere i nostri passi lungo una salita insensata e un sentiero sbagliato.

Già perché come nel più vecchio dei classici la via, quella più rapida e comoda, l’abbiamo scoperta solo dopo aver raggiunto la meta.

Mi pareva di vederlo il vecchietto, lassù, ridere di gusto alla nostra faccia. Guglielmo pure. Martino no.

“Non tutto il mal vien sempre per nuocere” dicono.

Ora sono portato a pensare sia vero pure nel nostro caso. In quei minuti, vi assicuro, no.

Ho maturato questa convinzione in quanto alla fine questa via improvvisata alla vetta ci ha dato la possibilità di percepire l’esatta estensione delle strutture mostrandoci la cinta muraria perimetrale, costellata di torri di avvistamento, oltre che i ruderi dell’antico borgo. Ci è stato dato un assaggio di quello che il vecchietto è stato in gioventù assaporandone la maestosa forza e l’eleganza delle sue strutture sapientemente adagiate sul quella ripida collina.

Abbiamo pure misurato lo sforzo di Guglielmo e il piacere di Martino nel vedere il primo, affannatissimo,  affrontare la salita per la paura dello scontro.

Abbiamo sudato moltissimo, vi assicuro, ma tutto fa brodo e si racconta, dopo, con grande piacere.

Ma veniamo ad un pò di storia.

Il complesso fortificato di Monreale venne costruito sui versanti di due colline adiacenti e sull’ampio spazio fra queste compreso. Il territorio è quello di Sardara.

Sul rilievo più alto, nel settore meridionale, troviamo il castello a pianta quadrangolare irregolare, a dominare la pianura del Campidano.

Sia il castello vero e proprio che il borgo sono racchiusi da una cinta muraria con otto torri e due porte, una orientata a Nord verso Sardara e l’altra a Ovest, detta “porta San gavino.

Sin dall’epoca romana la strada di collegamento tra la città di Caralis e di Turris Lybisonis (l’ odierna Porto Torres) passava sotto queste colline ed il castello dall’alto dominava proprio questa importante via di comunicazione.

A questa via principale era collegato il centro termale, la Statio Aquae Neapolitanae, che in epoca medioevale pare venne frequentato anche dai membri della famiglia giudicale per il godimento dei benefici delle acque termali.

In epoca medioevale l’area mantenne una notevole importanza strategica e lo stesso percorso della via romana fu ripreso dalla bia Aristanis (strada per Oristano), che portava alla capitale giudicale del Regno d’Arborea a cui apparteneva il complesso fortificato che insieme ai castelli di Marmilla (Las Plassas) e di Arcuentu (Arbus) faceva parte della linea difensiva meridionale del suo territorio.

Il primo documento d’archivio nel quale si nomina il castello risale al 1309, quando Giacomo II d’Aragona concede ai regnanti dell’Arborea di conservare pacificamente il possesso di tutto ciò che allora loro stessi possedevano o qualcuno per loro conto amministrava.

Non si conosce la data esatta della sua edificazione, ma nel corso delle indagini archeologiche condotte nel castello è stata rinvenuta una iscrizione che, facendo riferimento alla attività svolta da un Magister (un maestro) del quale non è noto il nome, testimonia l’esistenza del maniero almeno a partire dal 1275.

La fortificazione ebbe notevole importanza per tutto il Trecento, ricoprendo sia la funzione di residenza estiva (della famiglia regnante e della corte giudicale) che strategica e militare.

Infatti nella metà del ‘300, Mariano IV de Bas Serra, re d’Arborea, che combatteva l’avanzata dei catalano aragonesi, determinati a realizzare il Regno di Sardegna e Corsica che gli era stato donato dal Papa Bonifacio VIII, fece del castello di Monreale e del suo borgo ben munito un punto strategico e un avamposto per le operazioni militari arborensi.

Le alternate vicende belliche portarono nel 1409 allo scontro con i catalano-aragonesi e le truppe giudicali nel territorio di Sanluri, quest’ultime, sconfitte, si ritirarono proprio a Monreale in cerca di un rifugio dal nemico.

Con la vittoria dei catalano-aragonesi il castello e le sue pertinenze entrarono a far parte della contea di Quirra.

Nell’arco del XV secolo il castello e la relativa incontrada furono al centro di varie dispute per il controllo del territorio, in particolare fra Leonardo Alagon ed il vicerè Nicolò Carroz nella lotta per la successione al marchesato di Oristano ed alla Contea di Goceano, finchè il 14 aprile 1470 i due contendenti si afrontarono nella battaglia di Uras dove il marchese di Oristano Nicolò Carroz ebbe la meglio.

L’abbandono parziale ed un cambio d’uso del complesso, da fortilizio a ricovero o pascolo per animali o ancora a cava di materiale edile, va collocato orientativamente nel XVII secolo, quando l’arcivescovo di Ales decise di far appicare fuoco alla chiesa di San Michele, esterna al borgo, perchè usata come covo dai briganti.

Dal punto di vista funzionale il mastio sembra aver mantenuto nei secoli il suo ruolo di punto di controllo del territorio medio-campidanese compreso fra lo stagno di Santa Gilla ed il Golfo di Oristano, tanto che nel secondo conflitto mondiale è stato sede di una postazione di vedetta a controllo delle basi aeree di Villacidro e Case Zeppara ed è stato perciò bombardato dalle Forze Alleate fra maggio e settembre del 1943.

Comunque. Sento che il vecchietto ci ha perdonato. Forse. Sappiatelo.

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