Grotta-Rifugio III, via Vittorio Veneto, Cagliari.

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Nella via Vittorio Veneto in prossimità del numero civico 40 si aprono tre cavità di grande interesse per via del ruolo da queste assunte nello trascorrere dei secoli. Come per molte altre cavità Cagliaritane nascono verosimilmente come cave di pietra da costruzione in periodo Romano, diventano con il secondo conflitto mondiale un rifugio contro i bombardamenti per poi, terminata la guerra, diventare l’abitazione provvisoria per la moltitudine di sfollati che la guerra produsse.  In una terza fase, e questa è storia dei giorni nostri, divennero luoghi dell’oblio o il rifugio temporaneo di sbandati.

La grotta-rifugio (III) fu quindi in origine una cava di materiale da costruzione e presenta le classiche colonne (o pseudo-pilastri) sapientemente risparmiate durante lo scavo per garantire la tenuta statica della cavità. Caratterizzata da una forma irregolare con un perimetro di circa 100-120 metri ha uno sviluppo interno di circa 600 metri quadri. Per la vicina grotta rifugio (I), leggermente più grande i documenti dell’epoca stabiliscono in 1000 persone il numero massimo di occupanti in caso di bombardamento. Fatte le proporzioni è verosimile ipotizzare che questa avesse certamente una capacità di affollamento superiore le 600 unità.

….. tramezzando grotte per vivere come topi, sotto una pioggia di bombe cadenti, mentre a NY city si ballava il charleston a Cagliari, ci si nascondeva …. Depistando uno sbarco mai avvenuto, le prime stelle cadenti di allora, a Cagliari fischiavano, le prime le potevi sentire … poi la sirena copriva tutto, e la musica cambiava, il suono sordo frantumava i vetri e copriva le sirene…. Se eri fortunato la linea di spezzonamento non ti sfiorava, allora correvi, come i topi ti nascondevi, dove tutto era polveroso, buio, e il buio ti proteggeva …
(Federico Casti)

L’accesso originale di cava era sicuramente attestato sul fronte stradale parallelo alla via Vittorio Veneto e risulta attualmente obliterato dai tamponamenti murari realizzati nel corso dei secoli per rendere la cavità funzionale agli impieghi successivi. Ai giorni nostri l’accesso alla cavità avviene nella parte posteriore della stessa attraverso un’apertura di buone dimensioni, ubicata a circa due metri rispetto il piano di calpestio, ricavata dallo sfondamento della parete di pietra che divideva l’ambiente di cava vero e proprio da quella che probabilmente era una sepoltura Romana.

Andrea, Le Pecore Nere – Gennaio 2016.

 

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